Bravo. Generoso. Tenace. In certi momenti, anche un campione. Ma gli manca una qualità: il carisma del vero capitano. E in fondo l’Inter che non vince (mai) è un po’ la sua faccia, il suo modo di essere, sul campo: mai ad alta voce, mai la voce grossa.
Di Javier Zanetti, e dell’Inter, si sono consumate migliaia di pagine e di immagini così: quando, appunto, l’avventura nerazzurra scivolava tra le grandi occasioni mancate, gli scudetti svaniti all’ultimo respiro, le Champions smarrite al penultimo di quei respiri, quell’aria da “eterni secondi” (o anche terzi), l’immagine - appunto - di un gruppo e del suo capitano.
Poi è arrivata la primavera del 2006, con Roberto Mancini sono arrivati gli antipasti di Coppa Italia e della Supercoppa italiana, e lo scudetto sancito dai Tribunali sportivi, poi quello del record di punti di un anno fa. E quel volto zanettiano, che pure alle soglie dei 35 anni è incredibilmente identico a quello del suo primo giorno interista quando arrivò tredici anni fa, lo si dipinge - e lo si vede - sotto un’altra luce, coi tratti del vero capitano, così come la faccia dell’Inter ha ben altri colori: due scudetti appena dietro le spalle e il terzo, sancito -formalmente- con l’1-1 di Inter-Roma. Potenza dei risultati. Suggestione che cambia i connotati.
Così oggi Zanetti lo vediamo così: con l?urlo che ha fatto traballare gli spalti di San Siro sul finire di Inter-Roma. E del capitano ritornano le immagini delle sue perle rare, ma che hanno scritto la storia nerazzurra: il gol nella finale di Coppa Uefa Inter-Lazio 3-0, 6 maggio 1998 a Parigi. Il gol di una domenica di campionato, Inter-Salernitana 2-1 (era il 29 novembre 1998) in pieno recupero cui seguì - con grande sorpresa dell’interessato e di tutti - l’esonero di Gigi Simoni il giorno dopo. Un’altra prodezza, datata 9 dicembre 1997, ed era Inter-Strasburgo 3-0 di Coppa Uefa, dopo lo 0-2 sofferto all?andata. E questa la citiamo come augurio per l’Inter-Liverpool che verrà.
Delle 579 partite giocate in maglia nerazzurra e dei 19 gol segnati (13 in campionato, 4 in Europa, 3 in Coppa Italia), Zanetti va giustamente fiero. Della sua straordinaria qualità calcistica, sono gli allenatori a goderne i benefici: terzino destro, terzino sinistro, mediano destro o sinistro, centrocampista centrale, talvolta goleador, magari - se volesse provarci - sarebbe anche un buon portiere. Non ha limiti, il capitano. E se questo scudetto arriverà, avrà la sua faccia com’è l’immagine del suo urlo l’altra sera.
Inter-Roma 1-1 servizio di Controcampo:








Loading ...

