
Come prima, più di prima- “Non c’è niente di diverso dal 2004. L’Italia parte per conquistare qualunque fase finale come Brasile, Argentina, Germania e Francia. Non partecipa per fare bella figura, è strutturata per vincere. Lo dice la storia”. Non ha dubbi Marcello Lippi tornato sulla panchina azzurra dopo Roberto Donadoni. Il Mondiale vinto nel 2006 non lo ha sicuramente privato della voglia di continuare a vincere. “Occorre trovare nuove motivazioni - spiega il ct in una intervista alla Gazzeta dello Sport - la squadra deve sentirsi forte. Importante che l’autostima non diventi presunzione, ma il rischio non c’è.
Tatticamente - “Modulo? Quelli di prima: due punte, tre punte. Più che il modulo conta la filosofia, la voglia dei grandi giocatori di mettersi a disposizione della squadra. Come fa Rooney al Manchester. La cosa più bella dell’Europeo? Buffon. Trascinatore, punto di riferimento, in campo con prestazioni tecnicamente eccezionali e fuori con le parole giuste nei momenti opportuni. Cannavaro? Giochera’ oltre i 37 anni, e’ un
simbolo: gestirlo non e’ un problema.
Azzurro o verdeoro? - “Amauri? Non mi piace un giocatore che balla per un mese tra una nazionale e l’altra: sembrerebbe, in ogni caso, di essere una soluzione di ripiego. Vorrei una scelta decisa e forte, io non chiedo niente a nessuno. Se diventerà legalmente italiano e sceglierà l’Italia, non mi dispiacerebbe”.
Il campionato è alle porte - Marcello Lippi parla del prossimo campionato di Serie A, ovvero la lotta per il prossimo scudetto. “L’Inter? Mourinho sa motivare i giocatori e Mancini ha lasciato una bella eredità. Juve? Mi piace per carattere, motivazioni, filosofia dell’ambiente, ma sa che sarà più difficile. Il Milan sarà ancor più brasiliano. Ronaldinho pare enormemente motivato. Roma? Tra le grandi è la più collaudata: se parte bene è un vantaggio”.








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