Gli scudetti, le coppe, i gol; i cartellini. Fra l’Inter 1 e l’Inter 2 la differenza è poca: stessa mentalità vincente, stesso nervosismo.
Dalla semifinale di ritorno dell’Olimpico contro la Lazio - 11esima partita stagionale terminata in inferiorità numerica (5 in A, 4 in Champions, 2 in coppa Italia) - i nerazzurri escono con il solito complesso, che li ha resi imbattibili: tutti ci odiano, saremo più forti di tutti, arbitri compresi. In Europa, vedi Valencia e Liverpool, non funziona; in Italia sì.
Sarà un’Inter decimata quella che il 24 maggio, nell’epilogo storico di Roma (per la prima volta sarà gara unica), si giocherà la quarta finale consecutiva di coppa Italia, la 12esima in assoluto. Magari se la vedrà con la grande rivale giallorossa, se stasera la squadra di Spalletti archivierà con successo la pratica Catania. E sarà ancora turn-over. Forzato, stavolta.
Senza Materazzi e Mancini squalificati, forse anche senza Cruz (se con la prova tv l’argentino dovesse pagare lo schiaffetto a Kolarov), l’Inter rischia di perdere anche i malconci Burdisso (brutto colpo alla schiena) e Chivu. Il romeno potrebbe decidere di chiamarsi fuori per non compromettere la propria partecipazione ai prossimi Europei, visto il persistente problema alla spalla sinistra.
Mancini non sembra preoccupato. Solo un po’ arrabbiato con certe domande e con certi arbitri. “Non fare il fenomeno“, ha gridato ieri a Saccani poco dopo la visita al Papa, poco prima di essere espulso. Poi quel ghigno, uscendo, sotto i fischi dell’Olimpico: “Odiateci, odiateci…”.
Lazio 0-2 Inter (Coppa Italia):








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