Per riderci sopra, viene in mente la celeberrima canzone Teorema di Marco Ferradini, antologia dei luoghi comuni sull’amore (”chi è troppo amato amore non dà”).
Già, perché Roberto Mancini ha una vera e propria venerazione per Zlatan Ibrahimovic, lo considera uno dei pochi giocatori attuali che possano competere con lui a livello di qualità tecniche. Lo tratta come si tratterebbe una fidanzata, ne asseconda gli umori e gli estri. Lo utilizza con il contagocce, lo fa riposare quando serve. Se si ripercorre la storia di questa stagione, se si rileggono le dichiarazioni delle vigilie, si capisce chiaramente che il tecnico interista stravede per il suo fuoriclasse. Il dopo Inter-Palermo lo conferma ancora una volta. Quando a Mancini è stato chiesto cosa ne pensasse delle frasi lette sulle labbra di Ibra, la risposta è stata conciliante: “Io da giocatore facevo di peggio”.
Eppure Ibrahimovic quelle cose le ha dette, ci sono le immagini a testimoniarlo. Qualcosa magari è sfuggito perché a un certo punto Ibra si è voltato, ma il missile (”Speriamo che se ne vada”) era già stato sganciato. Nessun giocatore gradisce la sostituzione, soprattutto nessun fuoriclasse ama essere tirato fuori dal campo in un momento decisivo della stagione. E Inter-Palermo a modo suo era un momento decisivo. Dall’Inter ci si aspettavano risposte pesanti, c’era da capire se dopo l’eliminazione dalla Champions League e lo sfogo di Mancini con minaccia di dimissioni, la squadra fosse ancora almeno in parte unita e capace di arrivare in porto con l’obiettivo scudetto ben custodito a bordo. La risposta è arrivata a metà, perché la squadra c’è, ha dato una prova di forza e di buon gioco contro i siciliani, ma quasi tutto è stato cancellato a livello di opinione pubblica dal “vaffa” di Ibra al suo allenatore. Cose da Inter.








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