Tre giornate a Luca Saudati (Empoli) con la prova televisiva; assolto, invece, sempre via Tv, Patrick Vieira (Inter). Lo ha deciso il giudice sportivo, Gianpaolo Tosel. Nell’episodio occorso tra Saudati e Talamonti in Atalanta-Empoli, il giudice ha rilevato ”l’evidente intenzionalita’ del gesto”, ossia una gomitata, da connotarsi come ”condotta violenta” sicuramente ”non vista” dall’arbitro. Da qui, l’appiedamento per tre turni di Saudati. Nell’episodio della tirata di capelli di Vieira a Zaccardo, durante Inter-Palermo, il giudice ha giudicato il gesto del giocatore neroazzurro ‘’sicuramente intenzionale” ma carente di ”idoneita’ lesiva”. Da qui la decisione di ”non adottare provvedimenti disciplinari”. Il giudice ha, inoltre, squalificato per una giornata 9 calciatori, tutti non espulsi sul campo. Si tratta di Cirillo (Reggina), Franceschini (Sampdoria), Gobbi (Fiorentina), Guana (Palermo), Leon (Genoa), Loria (Siena), Manfredini (Atalanta), Materazzi (Inter) e Pratali (Empoli). Quanto alle ammende alle societa’, 6.000 euro di multa a Genoa e Samp, 5.000 all’Atalanta, 4.000 a Livorno, Palermo e Roma.
Archivio Marzo 17th, 2008...
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Il boicottaggio delle Olimpiadi ‘non e’ la soluzione migliore’, secondo il candidato premier del Pd, Walter Veltroni.’Resto dell’idea che bisogna fare sentire sulla Cina la pressione di tutta la comunita’ internazionale affinche’ cessi subito la strage’ - ha detto a margine di un comizio. ‘Le Olimpiadi - ha detto Veltroni - sono e devono restare una grande occasione di pace e di sport’.
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Quarti di finale di Uefa, quarto posto in campionato e quattro punti di vantaggio sul Milan. Il quattro sembra essere il numero magico della Fiorentina di questa settimana. Il momento positivo del Giglio viene fotografato dalle dichiarazioni positive del presidente, Andrea Della Valle: sull’onda degli ultimi risultati i viola puntano decisi al quarto posto in campionato e alla finale di Uefa.
“La Fiorentina parteciperà alla coppa Uefa con l’intenzione di vincerla, o perlomeno di giocarsela fino in fondo”, spiega Della Valle. “Affrontiamo questa competizione nel modo giusto, con la squadra al completo. Vogliamo restituire onore a questa grande società del passato e farla tornare in Europa con un certa dignità”.
Per lo scudetto il discorso è diverso: il presidente viola vede aprirsi una concreta possibilità non prima di cinque anni. “I nostri giovani stanno crescendo: abbiamo alcune speranze del calcio italiano, ed esperienze come quella dell’inferno di Liverpool sono tappe fondamentali per la maturazione. Sono contento della freddezza con cui i nostri ragazzi hanno affrontato la sfida, soprattutto durante i rigori”.
L’obiettivo per quest’anno in Italia rimane dunque la zona Champions: “Per noi è importante centrare questa benedetta qualificazione. Ecco perché tutta l’Italia si divertirà anche per la lotta alla Champions”.
Per il grande salto occorrono però nuovi sacrifici finanziari. “Negli ultimi anni abbiamo investito centinaia di milioni di euro. Ora abbiamo raggiunto l’equilibrio e la famiglia Della Valle sta già facendo grandi sforzi. È ovvio che non possiamo ancora confrontarci con i mostri sacri: i nostri punti di riferimento non sono le quattro grandi, ma Lazio, Palermo, Sampdoria, che prendono come noi, se non di più, di diritti televisivi. E in questo momento siamo sopra di loro in classifica”.
Il segreto di questa Fiorentina? Il gruppo, i giovani e l’ottima direzione tecnica. “Il bilancio è più che positivo. Abbiamo due persone, Prandelli e Corvino, che sui giovani sanno puntare, e sono tra i più bravi a lavorare con le grandi promesse. Questo è il nostro segreto: fra giocare sette ragazzi italiani negli ottavi di Coppa Uefa e prendersi anche i complimenti del presidente dell’Uefa è una bella soddisfazione. Noi e la Roma teniamo l’immagine dell’Italia in Europa”.
Già, quella Roma che sembra aver messo gli occhi su Mutu per portare il rumeno in giallorosso nella prossima stagione. “Mutu alla Roma? Durante la settimana i giornali devono riempire degli spazi vuoti”, risponde Della Valle smentendo ogni possibile trattativa in corso. “I nostri campioni rimarranno a Firenze, e con alcuni di loro a fine campionato ci rimetteremo a discutere”.
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Per riderci sopra, viene in mente la celeberrima canzone Teorema di Marco Ferradini, antologia dei luoghi comuni sull’amore (”chi è troppo amato amore non dà”).
Già, perché Roberto Mancini ha una vera e propria venerazione per Zlatan Ibrahimovic, lo considera uno dei pochi giocatori attuali che possano competere con lui a livello di qualità tecniche. Lo tratta come si tratterebbe una fidanzata, ne asseconda gli umori e gli estri. Lo utilizza con il contagocce, lo fa riposare quando serve. Se si ripercorre la storia di questa stagione, se si rileggono le dichiarazioni delle vigilie, si capisce chiaramente che il tecnico interista stravede per il suo fuoriclasse. Il dopo Inter-Palermo lo conferma ancora una volta. Quando a Mancini è stato chiesto cosa ne pensasse delle frasi lette sulle labbra di Ibra, la risposta è stata conciliante: “Io da giocatore facevo di peggio”.
Eppure Ibrahimovic quelle cose le ha dette, ci sono le immagini a testimoniarlo. Qualcosa magari è sfuggito perché a un certo punto Ibra si è voltato, ma il missile (”Speriamo che se ne vada”) era già stato sganciato. Nessun giocatore gradisce la sostituzione, soprattutto nessun fuoriclasse ama essere tirato fuori dal campo in un momento decisivo della stagione. E Inter-Palermo a modo suo era un momento decisivo. Dall’Inter ci si aspettavano risposte pesanti, c’era da capire se dopo l’eliminazione dalla Champions League e lo sfogo di Mancini con minaccia di dimissioni, la squadra fosse ancora almeno in parte unita e capace di arrivare in porto con l’obiettivo scudetto ben custodito a bordo. La risposta è arrivata a metà, perché la squadra c’è, ha dato una prova di forza e di buon gioco contro i siciliani, ma quasi tutto è stato cancellato a livello di opinione pubblica dal “vaffa” di Ibra al suo allenatore. Cose da Inter.
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Tre punti pesantissimi in chiave Champions League: la Juve batte all’88° un Napoli coriaceo e si regala una vittoria fondamentale che ora mette il Milan a +8 dai bianconeri a 10 partite dalla fine.
Il primo tempo non è esaltante: i padroni di casa paiono più volenterosi ma il Napoli è ben organizzato e riparte con discreta pericolosità. A ragion di quanto detto le occasioni migliori della prima frazione capitano sui piedi dei partenopei con Hamsik prima e Garics poi che a tu per tu col portierone abbozza un pallonetto maldestro che va sul fondo. La Juve ha qualche buona chance sulle punizioni di Del Piero ma in definitiva il colpo rimane in canna, i bianconeri vanno al riposo senza aver fatto più di tanto.
Il secondo tempo è diverso. La Juve inizia a spingere con più convinzione e il Napoli piano piano arretra il proprio baricentro; subito una punizione per Del Piero, ancora una volta non centra il bersaglio. Esce fuori anche Tiago che prima impegna Gianello con un tiro da fuori, quindi sparacchia alto da buona posizione: Sissoko giganteggia a centrocampo e Del Piero tiene perennemente in apprensione la retroguardia, i 3 della difesa del Napoli iniziano a perdere colpi.
Entra Iaquinta, entra Molinaro, le occasioni per i bianconeri fioccano ma l’estremo difensore ospite non viene mai impegnato seriamente. Poi, dopo tanta pressione, a due minuti dal termine il gol decisivo: arriva una palla in area che Del Piero addomestica e mette alle sue spalle con un tocco pregevole, Iaquinta raccoglie la sfera e, saltato Domizzi, la deposita in rete. E’ festa Juve, col Napoli che cerca una timida risposta con Domizzi e con la punizione finale di Lavezzi.
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Antonio Cassano deve “smussare” alcuni comportamenti perché “non è più un ragazzino”.
E’ la convocazione del talento barese per gli Europei uno degli argomenti principali toccati dal ct azzurro Roberto Donadoni. Alla domanda precisa, il ct ha risposto così: “Noi non dobbiamo fare niente, è lui che deve fare. Antonio - ha detto Donadoni - è un ragazzo al quale io voglio bene e lui lo sa. E’ uno di quei ragazzi ai quali è impossibile volere male. Ma non è più un ragazzino e deve capire che certe cose vanno smussate, dice che ogni tanto gli si tappa la vena, dovrebbe cercare di tenerla aperta”.
Donadoni ha anche parlato del suo contratto con la federazione, per il cui rinnovo si è deciso di attendere la fine degli Europei: “Non mi ha tolto la serenità”, ha spiegato il ct, che si è soffermato anche sul “clima calcistico” che si vive in Italia.
“All’estero il calcio viene vissuto sicuramente in maniera diversa. Io credo che in Italia abbiamo tante cose positive, ma ci sono anche cose che si possono imparare dagli altri, ma non sarà facile perché si tratta di una questione culturale”. Questione culturale che si ripercuote anche nell’atteggiamento degli addetti ai lavori: “Solo perché è stato introdotto il terzo tempo - ha aggiunto Donadoni - è assurdo pensare che le cose possano cambiare da un giorno all’altro. Penso che da parte di noi allenatori e giocatori ci possa essere un esempio, questo può portare piccolo beneficio”.
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