Qui per vincere - “Non so niente e in ogni modo non mi interessa. Sto molto bene al Bayern, sono qui per vincere dei titoli”. Avvicinato oggi dai giornalisti tedeschi Luca Toni (nella foto), al termine dell’allenamento, dice no a ogni ipotesi di trasferimento al Milan, club che deve far fronte alla lunghissima assenza per infortunio di Ronaldo.
Quasi un gol a partita - Capocannoniere della Bundesliga con 13 reti, la notizia del presunto interessamento del club rossonero per il bomber del Bayern è subito rimbalzata anche sui media tedeschi, mettendo in allarme i tifosi bavaresi. Arrivato al Bayern dalla Fiorentina per 11 milioni di euro, in questa stagione il 30enne centravanti azzurro ha segnato nel Bayern 22 gol in 26 presenze.
Luca Toni the best gol, il video:
Commenti (0) Scritto da admin - Pubblicato Giovedì, Febbraio 21st, 2008
E’ sempre più vicino il matrimonio tra Cassano e la Sampdoria. Calderon, Mijatovic e Portugal, la dirigenza del Real praticamente al completo, ha incontrato nella giornata di martedì Beppe Marotta e secondo quanto è emerso nelle ultime ore si sarebbe concretizzato il tanto agognato accordo. Le due società aspetteranno probabilmente maggio, a fine Liga, per mettere nero su bianco la trattativa perché Cassano e Garrone devono ancora trovare il compromesso sul discorso riguardante l’ingaggio e perché si vuole monitorare il finale di stagione per redigere una valutazione a 360 gradi sull’affare.
La società blucerchiata non è riuscita a risparmiare neanche un euro della cifra concordata (5,5 milioni) per il riscatto del talento di Barivecchia e ora vuole spalmare la cifra scritta sul contratto con il Real su un quinquennio. Secondo quanto propone la Samp, Cassano rinuncerebbe a 900mila euro degli 8,4 milioni di euro dell’accordo vigente per firmare a 1,5 milioni di euro a stagione con la Samp fino 2013. Fantantonio non ci sente, vuole 3 milioni a stagione per cinque anni: esattamente il doppio.
La Sampdoria ha bisogno di trovare uno sforzo economico da parte dei suoi azionisti perché la cifra è molto aldilà del tetto societario in quanto a salari. L’insidia com’è noto si chiama Lazio, dopo che l’agente del giocatore ha affermato di avere sul tavolo un’offerta più allettante da parte della società biancoceleste. Garrone è ad un bivio: imperniare su Cassano l’inizio di un ciclo che possa regalare speranze ai tifosi blucerchiati oppure accontentarsi di un’aurea mediocritas con bilanci perfetti e sogni repressi.
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“L’Arsenal ha fatto più di noi e ha avuto l’opportunità di vincere. Non abbiamo sviluppato al meglio il nostro gioco, potevamo fare di più. E’ una squadra ostica, anche al ritorno sarà dura, ma contiamo di passare”.
E’ andata bene, benissimo e Carlo Ancelotti non può che essere soddisfatto. La palla che si stacca dalla testa di Adebayor e si stampa sulla traversa a venti secondi dal fischio finale è uno di quei segni che il Milan negli ultimi anni ha sempre saputo cogliere. Indenne con brivido, come lo scorso anno a Glasgow. E come in Scozia uno 0-0 che fa ben sperare ma che chiama i rossoneri a fare più di quanto messo in scena all’Emirates Stadium. Non è stato il miglior Milan della stagione - almeno quella di Champions - e per come poteva mettersi va bene così. L’Arsenal ha giocato un calcio frizzante e messo in mostra le grandissime qualità dei suoi singoli.
Si dice soddisfatto anche Wenger e fa bene a esserlo. I suoi giocano un calcio più che piacevole, ma le sue parole non nascondono un po’ di amarezza per come la partita è andata a finire.
“Abbiamo giocato una partita splendida - ha detto Wenger a fine partita -. È un peccato che una gara come questa non abbia visto nemmeno un gol, perché in un’altra serata, se tutto fosse andato bene saremmo arrivati al novantesimo con due o tre reti all’attivo. Sinceramente, però, sono molto soddisfatto della risposta della squadra dopo il pesante crollo di sabato contro lo United. Abbiamo tenuto in mano il pallino del gioco, ma non siamo andati in gol. Mi aspetto una gara di ritorno molto spettacolare”.
L’esperienza ha salvato il Milan, proprio quello che non è riuscito all’Inter la sera precedente. Entrambe a San Siro hanno spazio e tempo per conquistare il passaggio del turno. Compito che i rossoneri conoscono a memoria.
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Rijkaard si permette il lusso di lasciare fuori un acciaccato (Eto’o) per un altro (Ronaldinho) senza inficiare il potenziale offensivo del Barcellona. Due volte sotto, il Barcellona ha ripreso e poi superato il Celtic. Ai gol di Vennegoor e Robson, hanno risposto Messi, Henry e di nuovo Messi. Il ritorno al Camp Nou diventa una scalata improba per il Celtic. Coraggioso e impavido in casa, docile lontano da Glasgow. Finisce 2-3.
Ferguson si salva grazie a uno dei suoi figliocci (Tevez) sui quali intende costruire il futuro prossimo dei Red Devils. Accantonato in panchina all’inizio, ripescato frettolosamente in corso d’opera. Perrin, quasi sulla stessa falsariga, abbandona il suo di gioiello (Benzema) a un destino da eremita. Là davanti spalanca rimpianti che forse il tecnico transalpino non dimenticherà. Perché uno United così instabile nelle retrovie e fumoso in prima linea non lo si ritrova più. Nemmeno nei sogni. Finisce 1-1. Spettacolo e gol anche a Istanbul, dove il Fenerbahce bacchetta pure il Siviglia. Kezman apre le danze dopo pochi minuti. L’autogol di Edu Dracena zittisce il Sukru Saracoglu ma all’inizio della ripresa Lugano riporta avanti la squadra di Zico. Un altro difensore centrale (Escudè) rimette il risultato in parità ma a un soffio dal triplice fischio arriva il gol decisivo di Senturk. Finisce 3-2.
Vi vogliamo proporre il pre-partita dei tifosi del Celtic, all’entrata in campo dei simboli del Celtic e del Barcellona, prima dell’inno Champions. Uno spettacolo davvero bellissimo, come del resto, sempre al Celtic Park:
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Il Milan ha dovuto fare ricorso a tutta la sua esperienza, la sua saldezza di nervi e a un pizzico di fortuna per uscire indenne dall’Emirates Stadium: finisce 0-0, ma i virtuali giudici a bordo ring assegnerebbero la vittoria ai punti all’Arsenal, capace di correre e costruire calcio per 90 minuti e spiccioli con rare pause durante le quali il Milan non è riuscito a vibrare il colpo da kappaò.
Le note positive della prestazione rossonera sono venute da un generoso e determinato Pato, all’esordio europeo, da Kalac, molto sicuro a dispetto della menomazione con cui è sceso in campo e da una collettiva capacità di stringere i denti e resistere ai ritmi imposti dalla scatenata banda di Wenger, guidata da un eccellente Fabregas. La prova della grande sofferenza patita dal Milan fino all’ultimo respito del match è proprio fornita dall’occasione più clamorosa della partita, registrata al 94′: a Kalac battuto e a porta spalancata, Adebayor ha colpito la traversa graziando il Diavolo e lasciando intatte le chances rossonere di passare il turno.
Il video di Arsenal-Milan finita 0-0:
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